Transmedialità imita la vita quotidiana

Il “Transmedia Storytelling” imita la vita quotidiana
e questa esperienza lo rende un forte strumento pedagogico.

Un uso educativo che aiuta a formare una “cittadinanza responsabile”
sia con i ragazzi, e sia con le persone che provengono da altri Paesi
e da altre Culture. La narrazione transmediale è essenziale per
la generazione del nuovo millennio, perché nessun altro singolo strumento tecnico, supporto di contenuti, o luogo fisico, può soddisfare, da solo, l’inquieta ricerca di modelli e stili di vita delle nuove generazioni.
Tutte le Scuole tardano a farsi carico di questa nuova cultura che emerge,
e che sposta i riflettori sulle “espressioni individuali” molto più che in passato. Esse diventano, sommandosi, l’espressione collettiva di una comunità generazionale. L’effetto sociale si complica perché le vecchie istituzioni
non sono preparate. Viviamo in un mondo globalmente transmediale, in cui usiamo più piattaforme per connetterci e comunicare. Lo “storytelling transmediale” diventa uno strumento pedagogico in cui gli studenti interagiscono con le note piattaforme, come Twitter , Facebook, Instagram, o Tumblr. Lo “storytelling transmediale” favorisce nei più giovani la creazione di più ‘punti di vista”,
si sviluppano “esperienze” che diventano risorse per creare un’intelligenza collettiva, condivisa, seducente, interessante e coinvolgente. Essa Cattura l’attenzione degli studenti garantendo loro una partecipazione diretta nell’esperienza. La “Narrazione Transmediale” offre all’educatore la capacità
di condurre gli studenti a pensare in modo critico, identificandosi con il materiale realizzato e acquisendo conoscenze, offrendo un quadro prezioso per una pedagogia che supporta l’apprendimento. Il “Transmedia Storytelling” permette la diretta interpretazione del racconto da parte dei singoli, coinvolgendo i singoli nelle decisioni, costruendo una consapevolezza del valore della “figura del decisore”.

La Transmedialità va oltre la “Storia da raccontare“. L’ambizione è quella di portare e prendere la “storia” in luoghi diversi, in modo non lineare. Nella odierna commercializzazione delle “immagini in movimento” l’applicazione transmediale dovrebbe essere quella più ovvia, più naturale. La transmedialità sostiene che ci sia una opportunità di immagine “più grande”, più espansiva.

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